Corrado Alvaro

    0701je78.jpgCorrado Alvaro (San Luca, Reggio Calabria 1895 – Roma 1956), scrittore italiano. Esordì come poeta (Polsi nell’arte, nella DSCN3025.JPGleggenda, nella storia, 1912), ma la sua produzione più significativa è costituita da romanzi e racconti, spesso pubblicati la prima volta sui quotidiani (‘Il Resto del Carlino’, ‘Corriere della sera’) e i periodici (‘Il Mondo’) ai quali collaborò. Così è per il romanzo L’uomo nel labirinto (1926) e per la raccolta di racconti L’amata alla finestra (1929). La fitta produzione di narrativa breve fu in buona parte raccolta nel 1955 in 75 racconti.

Le novelle più famose sono quelle di Gente in Aspromonte (1930), raccolta incentrata sulla terra di origine di Alvaro. L’ambientazione rurale, i personaggi contadini, la tematica e il tipo di linguaggio pongono sulla linea del verismo di fine Ottocento il testo, che tuttavia si rivela ben più aperto alle esperienze letterarie dei contemporanei europei. Compagno di Massimo Bontempelli nell’avventura della rivista ‘900’, negli anni Trenta scrisse diverse corrispondenze di viaggio dall’Italia, dall’Unione Sovietica e dalla Turchia. Del 1938 è L’uomo è forte, un romanzo coraggioso 0701j80b.jpgambientato in un paese che vive sotto il giogo della dittatura, opera di certo ispirata dal suo viaggio in Unione Sovietica ma con altrettanta certezza non inconsapevole di levare una voce di dissenso nel frastuono di un regime fascista in quegli anni trionfante in Italia e in Germania.C ALVAR.JPG

Alvaro fu tra i sostenitori dell’Alleanza per la cultura patrocinata nel 1948 da Vittorio Sereni e fondò con Francesco Jovine e Libero Bigiaretti il Sindacato degli scrittori. Al decennio 1940-1950 appartengono Incontri d’amore (1940), Il nostro tempo e la speranza (1945) e Quasi una vita (1950, premio Strega nel 1951), diario di uno scrittore attento e inquieto testimone del suo tempo; mentre del 1955 è la raccolta dei 75 racconti. Fu anche traduttore dal russo e dall’inglese e autore di opere teatrali (La lunga notte di Medea, 1949).

            LE OPERE

ANNO TITOLO GENERE

1912 Polsi nell’arte, nella leggenda, nella storia Poesie
1917 Poesie grigioverdi Poesie ispirate all’esperienza della prima guerra mondiale
1920 La siepe e l’orto Racconti
1926 L’uomo nel labirinto Romanzo
1929 L’amata alla finestra Racconti
1930 Gente in Aspromonte
Vent’anni
La signora dell’isola
Racconti
Romanzo
Racconti
1932 Viaggio in Turchia Corrispondenze di viaggio
1933 Itinerario italiano Corrispondenze di viaggio
1934 Il mare Racconti
1935 I maestri del diluvio: viaggio nella Russia sovietica
Terra nuova: prima cronaca dell’agro pontino
Corrispondenze di viaggio
Corrispondenze di viaggio
1938 L’uomo è forte Romanzo
1940 Incontri d’amore Racconti
1942 Il viaggio Poesie
1943 Viaggio in Russia Corrispondenze di viaggio
1946 L’età breve Romanzo
1949 La lunga notte di Medea Opera teatrale
1950 Quasi una vita. Giornale di uno scrittore Diario degli anni 1927-1947; premio Strega
1952 Il nostro tempo e la speranza: saggi di vita contemporanea Saggio di costume
1955 75 racconti Racconti
1957 Belmoro Romanzo; postumo
1959 Ultimo diario Diario degli anni 1948-1956; postumo
1960 Mastrangelina Romanzo; postumo
1961 Tutto è accaduto Romanzo; postumo

 

Biografia L'UOMOèFORTE.JPG

biblio.jpgRiceve l’istruzione di base da suo padre Antonio, maestro elementare e fondatore d’una scuola serale per contadini e pastori analfabeti. Dopo aver terminato le scuole elementari,prosegue gli studi a Frascati, nel collegio di Mondragone retto dai Gesuiti: ne verrà espulso dopo gli iniziali cinque anni di ginnasio, perché sorpreso a leggere testi considerati proibiti. Nel ‘14 pubblica le sue prime poesie su “Il nuovo birichino calabrese”; l’anno successivo è chiamato alle armi. Ferito in combattimento alle braccia, è obbligato ad una lunga degenza nell’ospedale militare di Ferrara prima e poi di Firenze: dalla sua dolorosa esperienza di soldato, nascono le “Poesie grigioverdi” (1917). Su invito di Giovanni Amendola, è a Roma nel ‘22 per lavorare al “Mondo”, in qualità di corrispondente da Parigi e, successivamente, di redattore; interviene, sovente, nella polemica politica e culturale, coraggiosamente non tacendo le proprie idee democratiche ed antifasciste. Nel ‘26 viene pubblicato in volume il suo romanzo d’esordio, scritto un lustro prima, “L’uomo nel labirinto”; nel ‘29 appaiono i racconti de “L’amata alla finestra”, ispirati alla sua terra d’origine. E’ del 1930 “Gente in Aspromonte”, l’opera sua più celebre e celebrata, ove il realismo nella descrizione della vita calabrese si sposa felicemente ai toni sentimentali adoprati nel rievocare un universo popolare intriso di elementi magici ed arcaici. Seguono il romanzo “L’uomo è forte” (1938) e le novelle di “Incontri d’amore” (1940). Dal ‘40 al ‘42 è critico teatrale del “Popolo di Roma” del quale, dal 25 luglio all’8 settembre del ‘43, diviene direttore; costretto alla fuga dall’ occupazione tedesca della città, trova rifugio a Chieti, dove si guadagna da vivere impartendo lezioni d’inglese. Tornato a Roma nel ‘44, fonda – assieme a Libero Bigiaretti e Francesco Jovine – il Sindacato nazionale degli Scrittori, di cui resterà segretario sino alla morte. Nel ‘46 licenzia “L’età breve”, primo romanzo della trilogia “Memorie del mondo sommerso”, poi completata da “Mastrangelina” (1960) e “Tutto è accaduto” (1961). Nel marzo del ‘47 assume la direzione del quotidiano di Napoli Risorgimento ma, pochi mesi più tardi, decide di dimettersi per divergenze ideologiche. In seguito, collabora alla sceneggiatura di “Riso amaro” (1949) di Giuseppe De Santis e, dal ‘49 al ‘51, è critico teatrale del “Mondo” di Mario Pannunzio. Da segnalare, ancora, il testo teatrale “Ultima notte di Medea” (1949), le pagine di diario raccolte in “Quasi una vita. Giornale di uno scrittore” (1950) ed il romanzo – rimasto incompiuto – “Belmoro” (1957).

 

Gente in Aspromonte

bio.jpg“Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte”.
Pubblicato nel 1930,“Gente in Aspromonte” porta nella letteratura la denuncia di una realtà meridionale di secolare miseria che, se da una parte riprende il filone dell’opera di Verga e dei suoi successori del verismo, dall’altra se ne distacca per le influenze del realismo magico.
Quella di Alvaro è, infatti, una rievocazione filtrata dalla memoria, che trasfigura il dato storico reale della condizione dei pastori calabresi in una dimensione favolosa e allusiva che sconfina nel mito.
Nella lontananza di un paesaggio che è caro all’autore ed impronta ogni suo ricordo, prende corpo la realtà umile e dolorosa di un mondo fuori dalla storia, in cui si consuma la vita di povertà e fatica di personaggi animati da passioni forti, chiusi nei confini angusti d’un piccolo paese.
Entità mitica e lontana, la Calabria appare come immobile e fuori dal tempo in una rappresentazione più lirica che polemica.
La famiglia del pastore Argirò vive in una condizione d’assoluta sottomissione al padrone delle terre e delle mandrie, Filippo Mezzatesta, in un rapporto quasi feudale. Nella speranza di poter migliorare il proprio stato e di permettere ad almeno uno dei figli di cambiar vita ed accedere agli studi, Argirò si massacra di lavoro, fa enormi sacrifici, si sottopone alle fatiche più dure; eppure è costretto a rinunciare a causa di una serie di incidenti, come l’incendio della stalla e la perdita di una mandria di buoi. Consapevole dell’ingiustizia subita dal padre e della condanna all’inferiorità che marchia la sua famiglia e tutti coloro che vivono come lui, il figlio Antonello si abbandona ad un gesto di ribellione disperata, uccidendo le bestie del padrone e distribuendone le carni ai pastori. “C’è da mangiare per tutti. Riempitevi la pancia per quello che avete digiunato”.
Buttato via il fucile e consegnatosi ai carabinieri, il giovane afferma: “’Finalmente… potrò parlare con la giustizia, che ci è voluto per poterla incontrare, e dirle il fatto mio!’”.

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Corrado Alvaroultima modifica: 2009-04-28T14:51:00+02:00da zurgu
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4 pensieri su “Corrado Alvaro

  1. …c’è sempre un richiamo struggente, che è la nobile nostalgia, anche se Dio, nella sua “larghezza”, mi ha regalato tanti doni, quando leggi il poeta letterato Corrado Alvaro. Vivo lontano dalla mia tanto amata calabria, e sentire la voce, perché Alvaro parla al cuore, di ambienti che conosco… e beh, allora il tessuto della memoria si arricchisce e ingentilisce la intelligenza interiore… e ti fa sentire orgoglioso e felice di appartenere a quella terra che ha dato i natali a Corrado Alvaro

  2. …c’è sempre un richiamo struggente, che è la nobile nostalgia, anche se Dio, nella sua “larghezza”, mi ha regalato tanti doni, quando leggi il poeta letterato Corrado Alvaro. Vivo lontano dalla mia tanto amata calabria, e sentire la voce, perché Alvaro parla al cuore, di ambienti che conosco… e beh, allora il tessuto della memoria si arricchisce e ingentilisce la intelligenza interiore… e ti fa sentire orgoglioso e felice di appartenere a quella terra che ha dato i natali a Corrado Alvaro

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